Il tampone vaginale È l’esame specifico che permette di curare molti disturbi vaginali e di evitare l’insorgenza di malattie più serie dell’apparato genitale femminile.
Che cos’è? Il tampone vaginale è il prelievo di una piccola quantità di secrezione vaginale che, analizzata al microscopio, verifica la presenza o meno di microrganismo come batteri, funghi o parassiti, che favoriscono l’insorgenza d’infezioni vaginali.
Di solito, il prelievo vaginale è immerso in una sostanza liquida o gelatinosa, dove sono presenti diversi elementi nutritivi per i microrganismi.
Se è presente un preciso batterio questi elementi nutritivi gli consentono di crescere o moltiplicarsi formando una vera e propria colonia batterica visibile al microscopio.
A questo punto, si procede con l’antibiogramma: i microrganismi individuati sono “aggrediti” da una serie di antibiotici, al fine di selezionare quello più efficace per curare l’infezione.
A cosa serve? Le infezioni vaginali, se trascurate comportano diversi problemi per la salute della donna. Spesso i germi proliferano indisturbati all’interno della vagina, poiché la donna non avverte alcun sintomo.
Molte infezioni, poi, perché silenziose possono diventare croniche. Le conseguenze non sono da sottovalutare: le tube uterine possono ostruirsi e l’utero diventare un ambiente poco favorevole all’insediamento dell’ovulo. Le infezioni sessuali, infine, possono aprire la strada allo sviluppo del tumore del collo dell’utero.
Per prevenire e curare tali infezioni è sufficiente un semplice tampone vaginale: solo dopo aver individuato con precisione il microrganismo responsabile dell’infezione, infatti, il ginecologo è in grado di prescrivere una cura efficace (antibiotici o antimicotici).
A chi serve? Tutte le donne che sospettano di avere un’infezione dell’apparato genitale devono rivolgersi allo specialista ed eseguire un tampone vaginale.Alla presenza di una vaginite, infatti, di solito il corpo invia una serie di segni che dovrebbero mettere in allerta.
Le secrezioni vaginali possono diventare più abbondanti oltre che maleodoranti e di colore particolare (biancastre, giallastre o verdastre). A volte si avverte un senso di pesantezza nella parte bassa dell’addome e durante i rapporti un dolore irritante.
Il tampone vaginale è consigliato alle donne che hanno rapporti sessuali con partner diversi, che non usano il preservativo e che hanno già sofferto di malattie a trasmissione sessuale.
Il tampone è altresì indicato alle donne che non riescono ad avere figli: con quest’esame si riesce a scoprire la clamidia, insidioso e diffuso microrganismo responsabile d’infezioni delle tube e quindi di sterilità. A rischio, anche, le donne che usano i tamponi interni: se lasciati per molto tempo in vagina, favoriscono la proliferazione dei germi e quindi le infezioni.
venerdì 18 febbraio 2011
venerdì 11 febbraio 2011
Giuramento di Ippocrate (moderno)
"Consapevole dell'importanza e della solennità dell'atto che compio e dell'impegno che assumo, giuro:
di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento;
di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell'uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale;
di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente;
di attenermi alla mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze;
di prestare la mia opera con diligenza, perizia, e prudenza secondo scienza e coscienza ed osservando le norme deontologiche che regolano l'esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione;
di affidare la mia reputazione esclusivamente alla mia capacità professionale ed alle mie doti morali;
di evitare, anche al di fuori dell' esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il prestigio e la dignità della professione;
di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni;
di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità condizione sociale e ideologia politica;
di prestare assistenza d' urgenza a qualsiasi infermo che ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità a disposizione dell'Autorità competente;
di rispettare e facilitare in ogni caso il diritto del malato alla libera scelta del suo medico, tenuto conto che il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in ogni caso sul reciproco rispetto;
di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell'esercizio della mia professione o in ragione del mio stato;
di astenermi dall'"accanimento" diagnostico e terapeutico."
di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento;
di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell'uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale;
di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente;
di attenermi alla mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze;
di prestare la mia opera con diligenza, perizia, e prudenza secondo scienza e coscienza ed osservando le norme deontologiche che regolano l'esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione;
di affidare la mia reputazione esclusivamente alla mia capacità professionale ed alle mie doti morali;
di evitare, anche al di fuori dell' esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il prestigio e la dignità della professione;
di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni;
di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità condizione sociale e ideologia politica;
di prestare assistenza d' urgenza a qualsiasi infermo che ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità a disposizione dell'Autorità competente;
di rispettare e facilitare in ogni caso il diritto del malato alla libera scelta del suo medico, tenuto conto che il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in ogni caso sul reciproco rispetto;
di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell'esercizio della mia professione o in ragione del mio stato;
di astenermi dall'"accanimento" diagnostico e terapeutico."
Giuramento di Ippocrate (antico)
«Giuro per Apollo medico e Asclepio e Igea e Panacea e per gli dei tutti e per tutte le dee, chiamandoli a testimoni, che eseguirò, secondo le forze e il mio giudizio, questo giuramento e questo impegno scritto: di stimare il mio maestro di questa arte come mio padre e di vivere insieme a lui e di soccorrerlo se ha bisogno e che considererò i suoi figli come fratelli e insegnerò quest'arte, se essi desiderano apprenderla; di rendere partecipi dei precetti e degli insegnamenti orali e di ogni altra dottrina i miei figli e i figli del mio maestro e gli allievi legati da un contratto e vincolati dal giuramento del medico, ma nessun altro.
Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, mi asterrò dal recar danno e offesa.
Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo.
Con innocenza e purezza io custodirò la mia vita e la mia arte. Non opererò coloro che soffrono del male della pietra, ma mi rivolgerò a coloro che sono esperti di questa attività.
In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario, e fra l'altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi.
Ciò che io possa vedere o sentire durante il mio esercizio o anche fuori dell'esercizio sulla vita degli uomini, tacerò ciò che non è necessario sia divulgato, ritenendo come un segreto cose simili.
E a me, dunque, che adempio un tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell'arte, onorato degli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro».
Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio, mi asterrò dal recar danno e offesa.
Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo.
Con innocenza e purezza io custodirò la mia vita e la mia arte. Non opererò coloro che soffrono del male della pietra, ma mi rivolgerò a coloro che sono esperti di questa attività.
In qualsiasi casa andrò, io vi entrerò per il sollievo dei malati, e mi asterrò da ogni offesa e danno volontario, e fra l'altro da ogni azione corruttrice sul corpo delle donne e degli uomini, liberi e schiavi.
Ciò che io possa vedere o sentire durante il mio esercizio o anche fuori dell'esercizio sulla vita degli uomini, tacerò ciò che non è necessario sia divulgato, ritenendo come un segreto cose simili.
E a me, dunque, che adempio un tale giuramento e non lo calpesto, sia concesso di godere della vita e dell'arte, onorato degli uomini tutti per sempre; mi accada il contrario se lo violo e se spergiuro».
mercoledì 9 febbraio 2011
L'autopalpazione del seno
L’autopalpazione del seno permette la conoscenza approfondita della normale struttura del seno permettendo alla donna di scoprire tempestivamente eventuali modifazioni e anomalie.
La mammella è costituita da ghiandole, dotti, tessuto grasso e muscolare. Contiene un numero variabile di dotti secretori di latte che confluiscono nel capezzolo e sono responsabili della produzione del latte materno.
Sappiamo che, dividendo il seno in quattro parti (quadranti), la maggior quantità di dotti è localizzata nel QSE (quadrante superiore esterno) della mammella quello prossimo all’ascella.
È in questa localizzazione che si trova la maggior percentuale di tumori maligni della mammella (circa il 50%). Nel QSI (quadrante superiore interno) circa il 15%, nel QIE (quadrante inferiore esterno) circa l’11% mentre nel QII (quadrante inferiore interno) solo il 6%.
Società mediche nazionali ed internazionali raccomandano che si inizi con l’autopalpazione del seno a partire dai 20 anni di età. È dimostrato che 1 donna su 10 potrebbe essere affetta da cancro alla mammella durante la sua vita, la frequenza aumenta tra i 40 e i 65 anni.
Il 95% dei casi di carcinoma mammario può essere guarito se diagnosticato precocemente.
L’autopalpazione del seno deve essere eseguita una volta al mese, in modo che ogni donna impari a conoscere la struttura fisiologica del suo seno e possa notare ogni alterazione.
E’ importante che l’autopalpazione sia eseguita correttamente, una volta al mese e sempre nello stesso periodo. Le donne in età fertile possono eseguirla alcuni giorni dopo il termine del ciclo mestruale, quando la mammella è meno tesa e dolente. Le donne in menopausa o in gravidanza possono eseguirla il primo giorno di ogni mese (un giorno fisso che sia facile da ricordare).
LE ALTERAZIONI DA RICERCARE DURANTE L’AUTOPALPAZIONE SONO:
• la comparsa di un nodo o di un addensamento nella mammella o nel cavo ascellare
• una variazione di dimensione, di forma o un’asimmetria delle mammelle
• una tumefazione della mammella
• qualsiasi alterazione cutanea, quale una retrazione od una irritazione
• arrossamento o desquamazione del capezzolo o della cute mammaria
• secrezione ematica o siero-ematica dal capezzolo
• dolore od aumentata sensibilità del capezzolo
• retrazione del capezzolo: introflessione o rotazione in una posizione differente
Se si evidenziano una o più di queste alterazioni, è necessario rivolgersi quanto prima al medico specialista, per una corretta valutazione diagnostica.
E’ importante guardare e sentire entrambe le mammelle ed il cavo ascellare
www.serviceromannia.it
La mammella è costituita da ghiandole, dotti, tessuto grasso e muscolare. Contiene un numero variabile di dotti secretori di latte che confluiscono nel capezzolo e sono responsabili della produzione del latte materno.
Sappiamo che, dividendo il seno in quattro parti (quadranti), la maggior quantità di dotti è localizzata nel QSE (quadrante superiore esterno) della mammella quello prossimo all’ascella.
È in questa localizzazione che si trova la maggior percentuale di tumori maligni della mammella (circa il 50%). Nel QSI (quadrante superiore interno) circa il 15%, nel QIE (quadrante inferiore esterno) circa l’11% mentre nel QII (quadrante inferiore interno) solo il 6%.
Società mediche nazionali ed internazionali raccomandano che si inizi con l’autopalpazione del seno a partire dai 20 anni di età. È dimostrato che 1 donna su 10 potrebbe essere affetta da cancro alla mammella durante la sua vita, la frequenza aumenta tra i 40 e i 65 anni.
Il 95% dei casi di carcinoma mammario può essere guarito se diagnosticato precocemente.
L’autopalpazione del seno deve essere eseguita una volta al mese, in modo che ogni donna impari a conoscere la struttura fisiologica del suo seno e possa notare ogni alterazione.
E’ importante che l’autopalpazione sia eseguita correttamente, una volta al mese e sempre nello stesso periodo. Le donne in età fertile possono eseguirla alcuni giorni dopo il termine del ciclo mestruale, quando la mammella è meno tesa e dolente. Le donne in menopausa o in gravidanza possono eseguirla il primo giorno di ogni mese (un giorno fisso che sia facile da ricordare).
LE ALTERAZIONI DA RICERCARE DURANTE L’AUTOPALPAZIONE SONO:
• la comparsa di un nodo o di un addensamento nella mammella o nel cavo ascellare
• una variazione di dimensione, di forma o un’asimmetria delle mammelle
• una tumefazione della mammella
• qualsiasi alterazione cutanea, quale una retrazione od una irritazione
• arrossamento o desquamazione del capezzolo o della cute mammaria
• secrezione ematica o siero-ematica dal capezzolo
• dolore od aumentata sensibilità del capezzolo
• retrazione del capezzolo: introflessione o rotazione in una posizione differente
Se si evidenziano una o più di queste alterazioni, è necessario rivolgersi quanto prima al medico specialista, per una corretta valutazione diagnostica.
E’ importante guardare e sentire entrambe le mammelle ed il cavo ascellare
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venerdì 4 febbraio 2011
Le concentrazioni di colesterolo HDL sono inversamente associate all’insorgenza di eventi cardiovascolari.
Le concentrazioni di colesterolo HDL sono inversamente associate all’insorgenza di eventi cardiovascolari.
Utilizzando la coorte dello studio JUPITER, è stato valutato se questa associazione permane quando le concentrazioni di colesterolo LDL sono ridotte a livelli molto bassi da un trattamento statinico ad alta dose.
Le persona arruolate nello studio randomizzato placebo-controllato JUPITER erano adulti senza diabete o precedente malattia cardiovascolare e avevano concentrazioni basali di colesterolo LDL inferiori a 3.37 mmol/L e di proteina C-reattiva ad alta sensibilità ( hs-CRP ) uguali o superiori a 2 mg/L.
I partecipanti sono stati assegnati in maniera casuale a ricevere Rosuvastatina ( Crestor ) 20 mg al giorno oppure placebo in una modalità in doppio cieco per quanto riguarda il trattamento assegnato.
In questa analisi, i partecipanti allo studio JUPITER sono stati suddivisi in quartili di colesterolo HDL o apolipoproteina A1, ed è stata cercata una prova dell’associazione tra questi quartili e l’endpoint primario dello studio JUPITER di primo infarto del miocardio o ictus, ricovero in ospedale per angina instabile, rivascolarizzazione arteriosa o mortalità cardiovascolare.
Per 17.802 pazienti dello studio JUPITER, il trattamento giornaliero con Rosuvastatina 20 mg ha ridotto l’incidenza dell’endpoint primario del 44% ( p<0.0001 ).
In 8.901 ( 50% ) pazienti del gruppo placebo ( con un livello mediano di concentrazione di colesterolo LDL in trattamento di 2.80 mmol/L ), le concentrazioni di colesterolo HDL sono risultate inversamente legate a rischio vascolare al basale ( hazard ratio per quartile superiore vs quartile inferiore, HR=0.54; p=0.0039 ) e durante il trattamento ( HR=0.55; p=0.0047 ).
Di contro, tra gli 8.900 ( 50% ) pazienti trattati con Rosuvastatina 20 mg ( con concentrazione mediana di colesterolo LDL in trattamento di 1.42 mmol/L ), non sono state osservate relazioni significative tra i quartili di concentrazione di colesterolo HDL e rischio vascolare al basale ( HR=1.12; p=0.82 ) o nel corso del trattamento ( HR=1.03; p=0.97 ).
Le analisi relative ad apolipoproteina A1 hanno mostrato una relazione altrettanto forte con la frequenza degli esiti primari, ma solo una leggera associazione nel gruppo Rosuvastatina.
In conclusione, sebbene la misurazione della concentrazione di colesterolo HDL sia utile nella valutazione iniziale del rischio cardiovascolare, essa non risulta predittiva del rischio vascolare residuo in pazienti, trattati con terapia statinica ad alta dose, che raggiungono concentrazioni molto basse di colesterolo LDL.
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Utilizzando la coorte dello studio JUPITER, è stato valutato se questa associazione permane quando le concentrazioni di colesterolo LDL sono ridotte a livelli molto bassi da un trattamento statinico ad alta dose.
Le persona arruolate nello studio randomizzato placebo-controllato JUPITER erano adulti senza diabete o precedente malattia cardiovascolare e avevano concentrazioni basali di colesterolo LDL inferiori a 3.37 mmol/L e di proteina C-reattiva ad alta sensibilità ( hs-CRP ) uguali o superiori a 2 mg/L.
I partecipanti sono stati assegnati in maniera casuale a ricevere Rosuvastatina ( Crestor ) 20 mg al giorno oppure placebo in una modalità in doppio cieco per quanto riguarda il trattamento assegnato.
In questa analisi, i partecipanti allo studio JUPITER sono stati suddivisi in quartili di colesterolo HDL o apolipoproteina A1, ed è stata cercata una prova dell’associazione tra questi quartili e l’endpoint primario dello studio JUPITER di primo infarto del miocardio o ictus, ricovero in ospedale per angina instabile, rivascolarizzazione arteriosa o mortalità cardiovascolare.
Per 17.802 pazienti dello studio JUPITER, il trattamento giornaliero con Rosuvastatina 20 mg ha ridotto l’incidenza dell’endpoint primario del 44% ( p<0.0001 ).
In 8.901 ( 50% ) pazienti del gruppo placebo ( con un livello mediano di concentrazione di colesterolo LDL in trattamento di 2.80 mmol/L ), le concentrazioni di colesterolo HDL sono risultate inversamente legate a rischio vascolare al basale ( hazard ratio per quartile superiore vs quartile inferiore, HR=0.54; p=0.0039 ) e durante il trattamento ( HR=0.55; p=0.0047 ).
Di contro, tra gli 8.900 ( 50% ) pazienti trattati con Rosuvastatina 20 mg ( con concentrazione mediana di colesterolo LDL in trattamento di 1.42 mmol/L ), non sono state osservate relazioni significative tra i quartili di concentrazione di colesterolo HDL e rischio vascolare al basale ( HR=1.12; p=0.82 ) o nel corso del trattamento ( HR=1.03; p=0.97 ).
Le analisi relative ad apolipoproteina A1 hanno mostrato una relazione altrettanto forte con la frequenza degli esiti primari, ma solo una leggera associazione nel gruppo Rosuvastatina.
In conclusione, sebbene la misurazione della concentrazione di colesterolo HDL sia utile nella valutazione iniziale del rischio cardiovascolare, essa non risulta predittiva del rischio vascolare residuo in pazienti, trattati con terapia statinica ad alta dose, che raggiungono concentrazioni molto basse di colesterolo LDL.
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Convulsioni di nuova insorgenza che si presentano come stato epilettico nei bambini
L’obiettivo di uno studio è stato quello di caratterizzare i bambini con attacchi convulsivi di nuova insorgenza che si presentavano come stato epilettico, ricoverati in un ospedale pediatrico.
Un totale di 1382 pazienti ha presentato crisi convulsive di nuova insorgenza tra il 2001 e il 2007.
Di questi, 144 pazienti si sono presentati in stato epilettico.
L'età media dei pazienti era di 3.4 anni.
La maggior parte degli attacchi ( 72% ) è durata tra i 21 e i 60 minuti.
La maggior parte dei pazienti non aveva una significativa storia medica; un quarto aveva una storia familiare di epilessia.
In tutto, il 4% dei pazienti con elettroencefalogramma ( EEG ) ha manifestato convulsioni elettrografiche durante lo studio, captate solo con un monitoraggio prolungato.
L'eziologia più comune era rappresentata dalle convulsioni febbrili, seguita da quelle criptogenetiche.
La più comune causa acuta della sintomatologia è stata l'infezione del sistema nervoso centrale; la più comune causa remota della sintomatologia è stata la disgenesia cerebrale.
La tomografia computerizzata e la risonanza magnetica, combinate, hanno fornito una diagnosi nel 30% dei casi.
La tomografia computerizzata è stata utile per identificare le lesioni vascolari acute e l’edema acuto, mentre la risonanza magnetica è stata superiore nell’individuare sottili anomalie ed eziologie della sintomatologia remote come la displasia e la sclerosi temporale mesiale.
In conclusione, secondo lo studio i bambini che si presentano in stato epilettico che non sia una convulsione febbrile prolungata dovrebbero essere sottoposti a esami di imaging neurologico nella valutazione iniziale. La possibilità di stato epilettico non-convulsivo dovrebbe essere considerata per ogni bambino che si presenti in stato epilettico e che non sia ancora tornato ai valori basali.
Anche se la tomografia computerizzata è spesso più ampiamente accettata, soprattutto in contesti di urgenza, la risonanza magnetica, quando disponibile, dovrebbe essere tenuta in grande considerazione, per via del suo superiore rendimento.
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Un totale di 1382 pazienti ha presentato crisi convulsive di nuova insorgenza tra il 2001 e il 2007.
Di questi, 144 pazienti si sono presentati in stato epilettico.
L'età media dei pazienti era di 3.4 anni.
La maggior parte degli attacchi ( 72% ) è durata tra i 21 e i 60 minuti.
La maggior parte dei pazienti non aveva una significativa storia medica; un quarto aveva una storia familiare di epilessia.
In tutto, il 4% dei pazienti con elettroencefalogramma ( EEG ) ha manifestato convulsioni elettrografiche durante lo studio, captate solo con un monitoraggio prolungato.
L'eziologia più comune era rappresentata dalle convulsioni febbrili, seguita da quelle criptogenetiche.
La più comune causa acuta della sintomatologia è stata l'infezione del sistema nervoso centrale; la più comune causa remota della sintomatologia è stata la disgenesia cerebrale.
La tomografia computerizzata e la risonanza magnetica, combinate, hanno fornito una diagnosi nel 30% dei casi.
La tomografia computerizzata è stata utile per identificare le lesioni vascolari acute e l’edema acuto, mentre la risonanza magnetica è stata superiore nell’individuare sottili anomalie ed eziologie della sintomatologia remote come la displasia e la sclerosi temporale mesiale.
In conclusione, secondo lo studio i bambini che si presentano in stato epilettico che non sia una convulsione febbrile prolungata dovrebbero essere sottoposti a esami di imaging neurologico nella valutazione iniziale. La possibilità di stato epilettico non-convulsivo dovrebbe essere considerata per ogni bambino che si presenti in stato epilettico e che non sia ancora tornato ai valori basali.
Anche se la tomografia computerizzata è spesso più ampiamente accettata, soprattutto in contesti di urgenza, la risonanza magnetica, quando disponibile, dovrebbe essere tenuta in grande considerazione, per via del suo superiore rendimento.
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mercoledì 2 febbraio 2011
Tumore mammario: Bevacizumab associato a Paclitaxel prolunga la sopravvivenza libera da progressione ?
Un’analisi compiuta dall’FDA ( Food and Drug Administration ) ha sollevato critiche riguardo all’uso di Avastin ( Bevacizumab ) nel carcinoma della mammella.
Negli Stati Uniti, l’approvazione in questa indicazione è avvenuta nel 2008 grazie ad uno studio di fase III, che aveva confrontato l’efficacia e la sicurezza di Bevacizumab aggiunto a Paclitaxel contro il solo Paclitaxel, nelle pazienti con tumore alla mammella metastatico.
Lo studio compiuto nel periodo 2001-2004 ha coinvolto 722 pazienti.
L’associazione Paclitaxel e Bevacizumab ha aumentato la sopravvivenza libera da progressione di 5.9 mesi ( 11.8 versus 5.9 mesi; HR per la progressione: 0.60; p<0.001 ).
Non è stato invece osservato un effetto significativo sulla sopravvivenza generale ( 26.7 versus 25.2 mesi; HR=0.88; p=0.16 ).
Nel gruppo trattato con Paclitaxel e Bevacizumab è stata riscontrata una maggiore incidenza di ipertensione di grado 3 o 4, proteinuria, cefalea, e ischemia cerebrovascolare, e infezioni. ( Xagena2010 )
Negli Stati Uniti, l’approvazione in questa indicazione è avvenuta nel 2008 grazie ad uno studio di fase III, che aveva confrontato l’efficacia e la sicurezza di Bevacizumab aggiunto a Paclitaxel contro il solo Paclitaxel, nelle pazienti con tumore alla mammella metastatico.
Lo studio compiuto nel periodo 2001-2004 ha coinvolto 722 pazienti.
L’associazione Paclitaxel e Bevacizumab ha aumentato la sopravvivenza libera da progressione di 5.9 mesi ( 11.8 versus 5.9 mesi; HR per la progressione: 0.60; p<0.001 ).
Non è stato invece osservato un effetto significativo sulla sopravvivenza generale ( 26.7 versus 25.2 mesi; HR=0.88; p=0.16 ).
Nel gruppo trattato con Paclitaxel e Bevacizumab è stata riscontrata una maggiore incidenza di ipertensione di grado 3 o 4, proteinuria, cefalea, e ischemia cerebrovascolare, e infezioni. ( Xagena2010 )
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