Insieme alla tosse è il sintomo che più frequentemente viene riferito durante l’infezione alle alte vie respiratorie. I decongestionanti nasali che sono somministrati per via topica o sistemica hanno indicazioni per rinite, faringite acuta e catarrale, rinite allergica, infiammazione nasale e paranasale, sinusite ecc. e spesso sono associati ad altri farmaci come gli antistaminici e, più che essere prescritti, sono acquistati su iniziativa personale.
Vengono utilizzati diversi principi attivi che grosso modo possono essere classificati in due gruppi: i derivati delle catecolamine (efedrina, fenilefedrina, p-ossifenilpropilamina iodidrato ecc.) e i derivati imidazolinici (ossimetazolina, nafazolina ecc.) e ricordiamo per esempio Rinazina spray, Deltarinolo, Otrivin, Vicks Synex, …
Gli studi effettuati su una popolazione adulta hanno dimostrato l’efficacia nell’alleviare il sintomo e sembra che la via di somministrazione (topica o orale) non dia significative differenze nel risultato inoltre, se il farmaco è assunto per un breve periodo, si ha un basso rischio di effetti collaterali; altri studi hanno evidenziato come l’utilizzo di decongestionanti per più di 5 giorni consecutivi possano dare reazioni avverse a livello locale come irritazione delle mucose ed il più grave fenomeno della ricongestione, l’uso prolungato di queste sostanze, che di per sé sono vasocostrittrici, può determinare una conseguente vasodilatazione seguita da ricongestione, questo ciclo vizioso induce la persona, ignara di questo meccanismo, ad abusare del prodotto per ottenere lo stesso risultato, fatto questo che a lungo andare fa sì che le sostanze attive vengano assorbite dalla mucosa nasale e causare a livello sistemico effetti sul sistema nervoso centrale (cefalea, depressione respiratoria ecc.) e sull’apparato cardiovascolare (ipertensione arteriosa, tachicardia, ipotensione arteriosa ecc.).
Per i bambini invece non esistono evidenze sperimentali sull’efficacia dei decongestionanti nasali anzi, due ricerche condotte su bimbi al di sotto dei 12 anni con prodotti decongestionanti e antistaminici insieme non hanno riportato differenze rispetto ai risultati in placebo. Le differenze anatomiche e la diversa risposta farmacologica tra bambini ed adulti fanno sì che l’estrapolazione dei dati da ricerche su adulti riguardanti le dosi efficaci siano poco attendibili. Infatti la maggior parte dei preparati in commercio non è testata su pazienti in età pediatrica ed è per questa ragione che l’Agenzia Italiana per il Farmaco ha adottato un provvedimento che vieta la somministrazione di decongestionanti nasali ad azione simpaticomimetica nei bimbi al di sotto dei 12 anni. Relativamente a quest’ultimi prodotti, sono state segnalate delle reazioni, anche gravi, proprio in bambini piccoli, al di sotto di 1 anno e tra 1 e i 3 anni di età, che riguardano la cute (eritemi, orticaria, prurito…), il sistema nervoso centrale (contrazioni muscolari, agitazione, pallore, letargia, iperattività…), l’apparato respiratorio (dispnea, apnea, broncospasmo…), l’apparato cardiovascolare (vasodilatazione, extrasistoli, tachicardia…) e la mucosa nasale (rinite medicamentosa).
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venerdì 9 settembre 2011
lunedì 30 maggio 2011
Tecnico sanitario di radiologia medica
l tecnico sanitario di radiologia medica (abbreviato in TSRM) è il professionista dell'area tecnico-sanitaria che, in autonomia o collaborazione, opera con il medico radiologo, radioterapista, medico nucleare, fisico sanitario e con tutte quelle figure mediche e sanitarie nell'ambito d'impiego di radiazioni ionizzanti. Per svolgere questa professione è necessaria la laurea triennale, ottenibile frequentando un corso universitario di primo livello in Tecniche di Radiologia Medica, per Immagini e Radioterapia, presso le facoltà di medicina e chirurgia. Può esercitare solo dopo l'iscrizione al rispettivo collegio provinciale di residenza. I collegi provinciali sono riuniti nella Federazione Nazionale che si articola in 69 Collegi provinciali e interprovinciali. Attualmente sono iscritti agli Albi Professionali italiani 21.600 Tecnici Sanitari di Radiologia Medica.
Il TSRM opera, in qualità di dipendente o di libero professionista, in qualsiasi ambito che prevede l'utilizzo di sorgenti radiologiche sia artificiali che naturali, di energie termiche, ultrasoniche, di risonanza magnetica nucleare, cioè nelle strutture ospedaliere ed extraospedaliere del Sistema Sanitario Nazionale e nelle analoghe strutture private ed istituti di ricovero e cura a carattere scientifico; industrie di produzione e agenzie di vendita operanti nel settore della diagnostica per immagini e radioterapia; centri di ricerca universitaria ed extrauniversitaria nel settore biomedico. A questo personale, tenuto a prestare la propria opera nelle "zone controllate", viene corrisposta una indennità professionale specifica. L'accesso alla professione nel settore pubblico avviene tramite concorso.
Si rivolge al paziente malato (diagnosi, terapia e interventistica) o sano (prevenzione) per lo svolgimento, su prescrizione medica, degli esami radiologici standard o di quelli che richiedono l'impiego di apparecchiature più sofisticate, per l'esecuzione delle terapie radianti e in tutte quelle attività legate all'impiego di sorgenti radioattive, a risonanza magnetica nucleare e delle apparecchiature ad esse connesse, nel rispetto delle norme di radioprotezione previste dall'Unione Europea.
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Il TSRM opera, in qualità di dipendente o di libero professionista, in qualsiasi ambito che prevede l'utilizzo di sorgenti radiologiche sia artificiali che naturali, di energie termiche, ultrasoniche, di risonanza magnetica nucleare, cioè nelle strutture ospedaliere ed extraospedaliere del Sistema Sanitario Nazionale e nelle analoghe strutture private ed istituti di ricovero e cura a carattere scientifico; industrie di produzione e agenzie di vendita operanti nel settore della diagnostica per immagini e radioterapia; centri di ricerca universitaria ed extrauniversitaria nel settore biomedico. A questo personale, tenuto a prestare la propria opera nelle "zone controllate", viene corrisposta una indennità professionale specifica. L'accesso alla professione nel settore pubblico avviene tramite concorso.
Si rivolge al paziente malato (diagnosi, terapia e interventistica) o sano (prevenzione) per lo svolgimento, su prescrizione medica, degli esami radiologici standard o di quelli che richiedono l'impiego di apparecchiature più sofisticate, per l'esecuzione delle terapie radianti e in tutte quelle attività legate all'impiego di sorgenti radioattive, a risonanza magnetica nucleare e delle apparecchiature ad esse connesse, nel rispetto delle norme di radioprotezione previste dall'Unione Europea.
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giovedì 19 maggio 2011
Aneurisma cerebrale
L’aneurisma cerebrale è un rigonfiamento di un vaso sanguigno del cervello, nella maggior parte dei casi assomiglia a una specie di bacca che cresce a diretto contatto con il vaso sanguigno.
L’aneurisma può rompersi, causando un’emorragia all’interno del cervello (ictus emorragico); nella maggior parte dei casi l’aneurisma si sviluppa e si rompe nello spazio tra il cervello e le membrane che lo avvolgono. Questo tipo di ictus emorragico è detto emorragia subaracnoidea.
La rottura di un aneurisma è una situazione molto rischiosa che richiede un immediato intervento medico.
La maggior parte degli aneurismi, tuttavia, non si rompe e non crea problemi né sintomi. Gli aneurismi di questo tipo spesso vengono scoperti durante gli esami per altri disturbi.,Ii alcuni casi può essere necessaria una terapia per un aneurisma che non si è rotto, per prevenirne un’eventuale futura rottura.
Cause
Gli aneurismi cerebrali sono una conseguenza dell’assottigliamento e della degenerazione delle pareti arteriose, spesso si sviluppano in corrispondenza delle biforcazioni delle arterie, laddove i vasi sanguigni sono più deboli. Gli aneurismi possono formarsi in qualsiasi zona del cervello, ma nella maggior parte dei casi colpiscono le arterie alla base del cervello.
Fattori di rischio
Diversi fattori possono contribuire all’indebolimento delle pareti arteriose ed aumentare così il rischio di aneurisma cerebrale.
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L’aneurisma può rompersi, causando un’emorragia all’interno del cervello (ictus emorragico); nella maggior parte dei casi l’aneurisma si sviluppa e si rompe nello spazio tra il cervello e le membrane che lo avvolgono. Questo tipo di ictus emorragico è detto emorragia subaracnoidea.
La rottura di un aneurisma è una situazione molto rischiosa che richiede un immediato intervento medico.
La maggior parte degli aneurismi, tuttavia, non si rompe e non crea problemi né sintomi. Gli aneurismi di questo tipo spesso vengono scoperti durante gli esami per altri disturbi.,Ii alcuni casi può essere necessaria una terapia per un aneurisma che non si è rotto, per prevenirne un’eventuale futura rottura.
Cause
Gli aneurismi cerebrali sono una conseguenza dell’assottigliamento e della degenerazione delle pareti arteriose, spesso si sviluppano in corrispondenza delle biforcazioni delle arterie, laddove i vasi sanguigni sono più deboli. Gli aneurismi possono formarsi in qualsiasi zona del cervello, ma nella maggior parte dei casi colpiscono le arterie alla base del cervello.
Fattori di rischio
Diversi fattori possono contribuire all’indebolimento delle pareti arteriose ed aumentare così il rischio di aneurisma cerebrale.
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sabato 7 maggio 2011
Ittero del neonato
L’Ittero del neonato rappresenta uno degli eventi parafisiologici piu’ frequenti in eta’ neonatale, e, secondo alcuni autori, esso e’ presente nel 60% dei neonati a termine ed in oltre l’80% nei neonati pretermine. La caratteristica colorazione gialla della cute e delle mucose, e’ dovuta all’accumulo nel plasma e nei tessuti della bilirubina, pigmento prodotto dalla degradazione dell’eme che rappresenta la parte centrale dell’emoglobina. Se al momento del parto si verifica uno stato anemico (distacco di placenta, trasfusione feto placentare, ecc.) il colorito giallo-arancio del comune ittero si trasforma invece in color giallo-limone.
Così se il neonato itterico non deve essere considerato "malato", essendo l’ittero una affezione parafisiologica, vi e’ tuttavia una serie di patologie congenite ed acquisite che possono manifestarsi precocemente alla nascita solo con una sintomatologia itterica.
Di fronte ad ogni neonato itterico si pongono con molta delicatezza alcuni problemi che sono rappresentati da:
1) limiti dell'ittero fisiologici;
) identificazione precoce e trattamento tempestivo dei soggetti "a rischio" per ittero patologico;
3) diagnosi differenziale degli itteri patologici.
Per rendersi conto meglio di questa problematica e’ bene tenere presenti i complessi meccanismi legati alla produzione, al trasporto plasmatico, al metabolismo ed alla eliminazione della bilirubina, ed alcune caratteristiche tipiche dell’eta’ neonatale che sono responsabili dell’ittero fisiologico.
PRODUZIONE
La bilirubina e’ il prodotto finale del catabolismo dell’eme che e’ il principale costituente dell’emoglobina.
Essa proviene per il 75% "dall’eme eritrocitario", vale a dire dall’eme dei globuli rossi distrutti per senescenza nelle cellule del Sistema Reticolo Endocitario, e per il 25% dal così chiamato "eme non eritrocitario", cioe’ da quello proveniente dall’eritropoiesi inefficace midollare. E’ bene a questo punto ricordare che gli eritrocoti fetali hanno un tempo di sopravvivenza piu’ breve che negli adulti (90 giorni contro 120), e cio’ comporta una esaltata, anche se transitoria, emocateresi nei primi giorni di vita. Non deve neppure essere sottovalutato lo scarso apporto calorico dei primi due-tre giorni di vita. Vi e’ infine la possibilita’ della persistenza della circolazione enteroepatica della bilirubina deconiugata nell’intestino ad opera della beta-glicuronidasi; meccanismo esaltato da ogni condizione che determina un rallentamento all’emissione del meconio (patologia dell’apparato digerente, ritardato inizio dell’alimentazione ecc.).
Tutte queste circostanze concorrono in varia misura ad una produzione, nel neonato normale, di bilirubina che va dai 6 agli 8 mg/Kg di peso nelle 24 ore e che si traduce praticamente in un graduale aumento del tasso serico di bilirubina nei primi 4 giorni dalla dimissione se questa, nei casi di parti fisiologici, avviene nelle prime 48 ore dal parto
Così se il neonato itterico non deve essere considerato "malato", essendo l’ittero una affezione parafisiologica, vi e’ tuttavia una serie di patologie congenite ed acquisite che possono manifestarsi precocemente alla nascita solo con una sintomatologia itterica.
Di fronte ad ogni neonato itterico si pongono con molta delicatezza alcuni problemi che sono rappresentati da:
1) limiti dell'ittero fisiologici;
) identificazione precoce e trattamento tempestivo dei soggetti "a rischio" per ittero patologico;
3) diagnosi differenziale degli itteri patologici.
Per rendersi conto meglio di questa problematica e’ bene tenere presenti i complessi meccanismi legati alla produzione, al trasporto plasmatico, al metabolismo ed alla eliminazione della bilirubina, ed alcune caratteristiche tipiche dell’eta’ neonatale che sono responsabili dell’ittero fisiologico.
PRODUZIONE
La bilirubina e’ il prodotto finale del catabolismo dell’eme che e’ il principale costituente dell’emoglobina.
Essa proviene per il 75% "dall’eme eritrocitario", vale a dire dall’eme dei globuli rossi distrutti per senescenza nelle cellule del Sistema Reticolo Endocitario, e per il 25% dal così chiamato "eme non eritrocitario", cioe’ da quello proveniente dall’eritropoiesi inefficace midollare. E’ bene a questo punto ricordare che gli eritrocoti fetali hanno un tempo di sopravvivenza piu’ breve che negli adulti (90 giorni contro 120), e cio’ comporta una esaltata, anche se transitoria, emocateresi nei primi giorni di vita. Non deve neppure essere sottovalutato lo scarso apporto calorico dei primi due-tre giorni di vita. Vi e’ infine la possibilita’ della persistenza della circolazione enteroepatica della bilirubina deconiugata nell’intestino ad opera della beta-glicuronidasi; meccanismo esaltato da ogni condizione che determina un rallentamento all’emissione del meconio (patologia dell’apparato digerente, ritardato inizio dell’alimentazione ecc.).
Tutte queste circostanze concorrono in varia misura ad una produzione, nel neonato normale, di bilirubina che va dai 6 agli 8 mg/Kg di peso nelle 24 ore e che si traduce praticamente in un graduale aumento del tasso serico di bilirubina nei primi 4 giorni dalla dimissione se questa, nei casi di parti fisiologici, avviene nelle prime 48 ore dal parto
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giovedì 21 aprile 2011
BYTE OD ORTOTICO
Il byte od ortotico, è un manufatto mobile in resina trasparente, quindi con una buona estetica, che ha due funzioni importanti in gnatologia : A) rilassare i muscoli masticatori e del collo B) decomprimere e decongestionare l'ATM e la cavità glenoidea
In bocca si nota ben poco e quasi da subito il paziente riesce a parlare tranquillamente.
Si utilizza sia a scopo diagnostico, che terapeutico.
Nell'utilizzo diagnostico, viene portata dal paziente a seconda della gravità del caso, solo la notte o tutto il giorno per un periodo di sei mesi .
le visite saranno quindicinali e si faranno aggiustamenti continui,avvalendosi anche di una scheda dolori che il paziente compilerà giornalmente.
alla fine di questo periodo che dura almeno sei mesi si trova una posizione mandibolare- mascellare superiore di equilibrio ed a quel punto si costruirà la bocca attorno a quella posizione utilizzando un molaggio selettivo dei denti, o spostando i denti ortodonticamente od ancora rialzando l'occlusione protesicamente.
Visione laterale destra dell'ortotico si noti il pochissimo ingombro
Visione laterale sinistra.
L'altro possibile utilizzo del byte è quello terapeutico,allorquando non ci è consentito di finalizzare il lavoro in bocca, secondo il nuovo equilibrio raggiunto in fase diagnostica, bisogna pur mantenerlo nel tempo ,così il byte verrà portato per un tempo maggiore ed in alcuni rari casi a vita.
L'uso prolungato del byte, ove possibile, è da evitare perchè il meccanismo di azione del byte è quello di determinare una parafunzione correttiva di un'altra parafunzione patologica presente in bocca.
Ovviamente tanto più è prolungato l'uso del byte tanto più sara' necessario fare aggiustamenti fino alla sostituzione dello stesso.
Il byte ha due effetti importanti : il primo è che rilassa i muscoli della masticazione e del collo, portando spesso ad una risoluzione di cefalee muscolo tensive; il secondo è che decomprimendo l' articolazione temporo-mandibolare decongestiona la cavita' glenoidea ed il sottile setto osseo che la separa dall'orecchio medio, risolvendo quei dolori e quegli acufeni che, simulano, ma ,non sono otiti.
BYTE visto frontalmente si noti la trasparenza del manufatto.
BYTE in bocca visto sempre frontalmente.
In bocca si nota ben poco e quasi da subito il paziente riesce a parlare tranquillamente.
Si utilizza sia a scopo diagnostico, che terapeutico.
Nell'utilizzo diagnostico, viene portata dal paziente a seconda della gravità del caso, solo la notte o tutto il giorno per un periodo di sei mesi .
le visite saranno quindicinali e si faranno aggiustamenti continui,avvalendosi anche di una scheda dolori che il paziente compilerà giornalmente.
alla fine di questo periodo che dura almeno sei mesi si trova una posizione mandibolare- mascellare superiore di equilibrio ed a quel punto si costruirà la bocca attorno a quella posizione utilizzando un molaggio selettivo dei denti, o spostando i denti ortodonticamente od ancora rialzando l'occlusione protesicamente.
Visione laterale destra dell'ortotico si noti il pochissimo ingombro
Visione laterale sinistra.
L'altro possibile utilizzo del byte è quello terapeutico,allorquando non ci è consentito di finalizzare il lavoro in bocca, secondo il nuovo equilibrio raggiunto in fase diagnostica, bisogna pur mantenerlo nel tempo ,così il byte verrà portato per un tempo maggiore ed in alcuni rari casi a vita.
L'uso prolungato del byte, ove possibile, è da evitare perchè il meccanismo di azione del byte è quello di determinare una parafunzione correttiva di un'altra parafunzione patologica presente in bocca.
Ovviamente tanto più è prolungato l'uso del byte tanto più sara' necessario fare aggiustamenti fino alla sostituzione dello stesso.
Il byte ha due effetti importanti : il primo è che rilassa i muscoli della masticazione e del collo, portando spesso ad una risoluzione di cefalee muscolo tensive; il secondo è che decomprimendo l' articolazione temporo-mandibolare decongestiona la cavita' glenoidea ed il sottile setto osseo che la separa dall'orecchio medio, risolvendo quei dolori e quegli acufeni che, simulano, ma ,non sono otiti.
BYTE visto frontalmente si noti la trasparenza del manufatto.
BYTE in bocca visto sempre frontalmente.
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La cistite
La cistite è un’infiammazione della vescica che colpisce 9 donne su 10 almeno una volta nella vita.
Le donne sono più a rischio degli uomini per due motivi. Primo: la brevità dell’uretra, condotto che porta l’urina all’esterno (3 cm contro i 12-13 dell’uomo e pertanto maggior facilità di risalita dei germi). Secondo: la vicinanza con la vagina rende la vescica più sensibile ai microtraumi meccanici causati da un rapporto sessuale, specialmente se coesiste una scarsa lubrificazione.
I classici disturbi della cistite sono lo stimolo frequente ad urinare, il bruciore quando la vescica si svuota, il senso di pesantezza al basso ventre e le perdite di sangue con l’urina.
L’80% delle cistiti sono causate dai batteri intestinali: il più comune è l’Escherichia Coli.
Alcune cistiti, invece, sono chiamate “da passione”, perché compaiono 24-48 ore dopo i rapporti sessuali: si tratta di infiammazioni meccaniche, senza la presenza di batteri.
Spesso si associano ad un ipertono del muscolo che circonda la vagina e l’uretra (muscolo elevatore dell’ano), il cui stato di tensione aumenta la probabilità di microtraumi meccanici nella zona genitale durante la penetrazione, ma soprattutto è possibile che non sia raggiunta un’eccitazione tale da assicurare un’adeguata lubrificazione.
L’esame strategico per la cistite è l’urinocoltura: una volta identificato il germe si sceglie l’antibiotico più efficace.
L’assunzione giornaliera di 1-2 litri di acqua è utile per diluire la concentrazione di batteri presenti nelle vie urinarie.
Se la cistite, invece, è legata ai rapporti sessuali, bisogna intervenire anche sui muscoli perivaginali con la ginnastica perineale, che aiuta a distendere in modo corretto tali muscoli.
Per evitare future infezioni, infine, sono utili gli estratti di mirtillo che impediscono l’adesione dei batteri alle cellule delle vie urinarie.
Precauzioni efficaci per combattere la cistite sono l’accurata pulizia della zona genitale, in particolare prima e dopo i rapporti sessuali; l’uso di detergenti intimi con un pH intorno a 5; l’attenzione alla direzione in cui ci si lava: sempre dal davanti all’indietro, mai viceversa, per non contaminare con i batteri intestinali.
Precauzioni efficaci per combattere la cistite sono l’accurata pulizia della zona genitale, in particolare prima e dopo i rapporti sessuali; l’uso di detergenti intimi con un pH intorno a 5; l’attenzione alla direzione in cui ci si lava: sempre dal davanti all’indietro, mai viceversa, per non contaminare con i batteri intestinali.
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lunedì 18 aprile 2011
INTERVENTO DI CHIRURGIA ESTETICA DI ADDOMINOPLASTICA
Viene presentato un intervento di addominoplastica per ernia addominale, diastasi (severa) dei muscoli addominali, eccesso di pelle e di tessuto adiposo dell'addome medio e basso. L'addominoplastica è combinata con intervento di isterectomia totale ed annessiectomia bilaterale, con sospensione della cupola vaginale ai legamenti rotondi ed utero sacrali2. Prima dell'intervento si discute a lungo con la paziente3 per informarla su rischi4, complicanze, sia generici, legati ad ogni intervento chirurgico, sia specifici, legati all'intervento di addominoplastica e di riduzione dell'ernia addominale. Tutto quanto già detto verbalmente verrà riportato in dettaglio sul consenso informato scritto che la paziente, firma alcuni giorni prima dell'intervento.
L'intervento:
Terminato il tempo chirurgico ginecologico, subentra al tavolo operatorio il chirurgo plastico che prolunga l'incisione, bilateralmente, fino alle spine iliache anteriori. Viene isolato il peduncolo ombelicale con incisione circolare. Scollamento sul piano pre-aponeurotico fino all'arcata costale inferiore. Riparazione e riduzione dell'ernia addominale sovra-ombelicale mediante apertura del sacco erniario e ricostruzione dei piani anatomici. Riparazione della grave diastasi xifo-ombelicale ed ombelico-pubica dei muscoli retti mediante plicatura della fascia muscolare relativa, a doppio strato. Asportazione di cute e sottocute ridondante. Riposizionamento del peduncolo ombelicale in sede fisiologica. Sutura dei piani anatomici previa apposizione di due drenaggi in aspirazione. Medicazione elasto-compressiva.
Postoperatorio:
Particolarmente impegnativo, a motivo della difficoltà respiratoria creata dalla plicatura della fascia dei muscoli retti addominali, il post-operatorio richiede assistenza in terapia intensiva per alcuni giorni. Successivamente blocco dell'eritropoiesi, determinato sia dall'intervento, sia da una sopravvenuta tromboflebite al braccio sinistro. Il blocco dell'eritropoiesi richiede l'utilizzo di farmaci eritropoietici5. La paziente viene dimessa in 14° giornata dall'intervento proseguendo a casa, per trenta giorni complessivi dall'intervento, la profilassi antitrombotica6. A distanza di quattro mesi dall'intervento i risultati oggettivi e soggettivi7 sono eccellenti.
L'intervento:
Terminato il tempo chirurgico ginecologico, subentra al tavolo operatorio il chirurgo plastico che prolunga l'incisione, bilateralmente, fino alle spine iliache anteriori. Viene isolato il peduncolo ombelicale con incisione circolare. Scollamento sul piano pre-aponeurotico fino all'arcata costale inferiore. Riparazione e riduzione dell'ernia addominale sovra-ombelicale mediante apertura del sacco erniario e ricostruzione dei piani anatomici. Riparazione della grave diastasi xifo-ombelicale ed ombelico-pubica dei muscoli retti mediante plicatura della fascia muscolare relativa, a doppio strato. Asportazione di cute e sottocute ridondante. Riposizionamento del peduncolo ombelicale in sede fisiologica. Sutura dei piani anatomici previa apposizione di due drenaggi in aspirazione. Medicazione elasto-compressiva.
Postoperatorio:
Particolarmente impegnativo, a motivo della difficoltà respiratoria creata dalla plicatura della fascia dei muscoli retti addominali, il post-operatorio richiede assistenza in terapia intensiva per alcuni giorni. Successivamente blocco dell'eritropoiesi, determinato sia dall'intervento, sia da una sopravvenuta tromboflebite al braccio sinistro. Il blocco dell'eritropoiesi richiede l'utilizzo di farmaci eritropoietici5. La paziente viene dimessa in 14° giornata dall'intervento proseguendo a casa, per trenta giorni complessivi dall'intervento, la profilassi antitrombotica6. A distanza di quattro mesi dall'intervento i risultati oggettivi e soggettivi7 sono eccellenti.
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