martedì 21 dicembre 2010

Tumori Da Cuba un prodotto che vanta effetti curativi

S’ aggira su Internet l’ anti-cancro dello scorpione
Si fa strada un nuovo
caso Di Bella?
Scarse prove Il produttore riferisce di sperimentazioni, ma
nessuno studio è stato fino ad ora pubblicato
«Alle dieci del mattino, prima
di me (ero l’ unico italiano), almeno in quindici, messicani, argentini,
spagnoli, avevano già consegnato il passaporto in portineria. Normali controlli
di sicurezza. Dietro, un’ altra quindicina di persone». Ventotto marzo 2007,
Sauro Giorgi è a Cuba, alla Labiofam, un’ azienda di L’ Avana che produce un
farmaco anti-cancro: l’ Escozul. Il farmaco, un estratto di veleno di scorpione,
è per la moglie, malata di una rara forma di tumore cerebrale, già bombardata da
radio e chemioterapie. «Avevo scoperto questa cura in rete – racconta Giorgi; –
ho chiesto ad alcuni amici cubani, sono andato due volte a L’ Avana riportando
in Italia il farmaco. Non l’ ho pagato: me lo hanno dato gratuitamente. Mia
moglie lo prendeva al dosaggio massimo, quando ha cominciato la terapia è stata
meglio, forse anche per un effetto placebo. Dopo mesi è morta per un’
encefalopatia da radiazioni, ma libera dal cancro, come ha rivelato l’ ultima
radiografia». Sembra di risentire una delle storie alla Di Bella, il medico
modenese che, nel 1997, con il suo cocktail di farmaci antitumorali aveva messo
sottosopra l’ Italia dei malati, degli oncologi più famosi e dei politici, ma
questa volta le cose sono un pò diverse. Elena Vincis, il farmaco per il marito
se l’ è procurato, attraverso un giro di telefonate e di email, direttamente
dall’ azienda cubana che lo ha spedito in Italia, dopo avere analizzato la
cartella clinica. «A mio marito, ammalato di un tumore ai polmoni – racconta
Elena al Corriere – avevano dato 4 mesi di vita. È vissuto 17 mesi dopo aver
cominciato l’ Escozul. La Tac non aveva più mostrato metastasi, ma, per colpa
anche di un ritardo nel ricovero in ospedale, Pietro è morto per un ictus e una
grave insufficienza respiratoria». Alla mamma di Piero Fierro, un «forista»
occasionale che scrive da L’ Avana su un forum italiano (ma parlano del farmaco
anche forum in lingua inglese e spagnola) è andata meglio: da qualche anno
malata di cancro al seno con metastasi ossee è migliorata a vista d’ occhio,
dice il figlio, con l’ Escozul ed è viva e vegeta. L’ azienda produttrice del
farmaco, che sostiene di avere iniziato una fase 3 di valutazione clinica, ha un
registro dei casi trattati finora (al di fuori di protocolli, solo sulla scorta
della storia medica del paziente) che ammontano a parecchie migliaia: ci sono
anche numerosi americani che arrivano sull’ «isola proibita» per cercare una
cura. La maggior parte di questi malati soffre di tumori al seno, al polmone, al
colon o al cervello. Secondo i dati raccolti, più di 25mila pazienti hanno
mostrato un miglioramento in termini di remissione del tumore, aumento della
sopravvivenza e riduzione del dolore. Per il 90 per cento di loro, comunque, la
qualità della vita è migliorata. Più nel dettaglio. Un lavoro, che circola in
rete, parla di efficacia nei tumori del retto e del colon ed è firmato da un
gruppo di medici dell’ ospedale generale «Dr. Agostinho Neto» di Guantanamo
(naturalmente non è pubblicato in letteratura, ma, del resto, non sarebbe facile
per i cubani pubblicare su riviste anglosassoni e, comunque, la sperimentazione
dovrebbe seguire i protocolli della ricerca scientifica internazionale ed essere
sottoposta al vaglio di esperti riconosciuti). Ecco i nomi di alcuni medici che
lo hanno firmato: Elvira Poch Mulgado, Jonas J. Formental Planas, Kenia R.
Alvarez Lambert. La ricerca riporta i risultati ottenuti nel periodo che va dal
1991 al 2002 su 33 pazienti a vari stadi di malattia: 23, indipendentemente
dalla gravità della situazione iniziale, rivelavano, alla fine dello studio, un
buono stato di salute. La storia dell’ Escozul comincia nel 1985 quando Misael
Bordier, un biologo cubano, scopre le proprietà antitumorali del veleno di
scorpione azzurro, il Rophalurus junceus, (in realtà è rossiccio) che vive solo
a Cuba. Il ricercatore, morto nel 2005, lo chiamò Escozul: è un liquido incolore
e concentrato che va diluito prima dell’ uso, ma non è un medicinale omeopatico.
La tossina pare avere molteplici effetti non del tutto chiariti. Da un lato
sembra funzionare come inibitore delle proteasi (enzimi della cellula), dall’
altro ostacola la formazione della membrana cellulare e impedisce l’
angiogenesi, cioè la formazione di nuovi vasi sanguigni nel tumore. Stimola
anche il sistema immunitario e ha un’ azione antinfiammatoria e antidolorifica.
Al momento non si conoscono effetti collaterali. In Italia le informazioni sul
farmaco sono arrivate attraverso il passa parola e il tam tam dei forum.
Nessuno, nella comunità scientifica, lo conosce. «Non ne abbiamo mai sentito
parlare» conferma Pierfranco Conte, direttore dell’ oncologia all’ Università di
Modena. Nei siti web si dice che è in sperimentazione all’ Università di Pavia,
ma Stefano Govoni, farmacologo e presidente del Comitato Etico dell’ Ospedale
San Matteo, lo esclude. Da L’ Avana, invece, autorevoli esponenti dell’
oncologia fanno sapere di conoscere il farmaco, ma avvertono che le autorità
cubane non ne hanno approvato l’ uso nella clinica, ma soltanto in protocolli di
ricerca. E che l’ azienda sta rifacendo gli studi preclinici. Del resto se si
cerca su Medline, un database di sperimentazioni mediche, si trovano decine di
lavori (preliminari) sul veleno di scorpione nella cura del cancro. Tutti si
raccomandano che la storia dell’ Escozul non diventi, appunto, un altro caso Di
Bella, ma Internet non si ferma. E tanto vale affrontare il tema.
laurea
in medicina in Romania

lunedì 20 dicembre 2010

Immunologia classica

Questo ramo dell'immunologia è strettamente correlata con l'epidemiologia e la medicina e si occupa della relazione tra il corpo, gli agenti patogeni e l'immunità. Il primo esempio di descrizione del fenomeno è stato dato da Tucidide durante un'epidemia di peste nell'antica Atene nel 430 a.C., dove annotò come persone già contagiate (e sopravvissute) una volta, non si ammalassero più nonostante fossero a stretto contatto con altri appestati.
La base dell'immunologia classica (e di tutta l'immunologia) è lo studio dell'interazione tra antigene e anticorpo e dei vari componenti del sistema immunitario, incluse le loro funzioni e le interazioni che stabiliscono.

giovedì 16 dicembre 2010

Immunologia clinica

L'immunologia clinica si occupa dello studio delle malattie del sistema immune o causate da un'alterazione funzionale di questo.
Tra le malattie che colpiscono il sistema immunitario vi sono quelle causate da alcuni lentivirus (virus lenti) quali i virus HTLV ed il più conosciuto HIV. Quest'ultimo virus, attraverso complessi meccanismi di interazione recettoriale, è in grado di infettare le cellule, in particolare i linfociti T e relative sottopopolazioni ed i macrofagi, che hanno sulla loro superficie una proteina chiamata CD4. La progressiva alterazione di tali cellule, fondamentali per la difesa contro le infezioni, porta all'AIDS, acronimo che sta per Sindrome da Immunodeficienza acquisita, in cui l'individuo infetto non è più capace di difendersi dalle infezioni.
Per quanto riguarda le malattie causate da alterazioni del sistema immune vanno ricordate: le immunodificienze primitive, ossia indotte da difetti genetici, nelle quali una parte del sistema immune non riesce a generare una risposta adeguata all'attacco di un agente patogeno, e le malattie autoimmuni, dove il sistema immune attacca componenti del suo stesso organismo non riconoscendoli più come parte di sè (es.: artrite reumatoide). Altre malattie del sistema immunitario includono le ipersensitività, dove il sistema risponde in maniera inappropriata a composti innocui (es.: asma, allergie).
Questa branca dell'immunologia si occupa anche dei rigetti in seguito a trapianti, dove il sistema immune riconosce come estranei e attacca gli organi o altri componenti che vengono trapiantati da un altro essere vivente (sia da un altro della stessa specie -allotrapianti- che da specie diverse -xenotrapianti-). Lo scopo di questi studi è trovare un modo per evitare tale rigetto, attualmente basato su farmaci antirigetto, che indeboliscono il sistema immune.

martedì 14 dicembre 2010

Tumori Da Cuba un prodotto che vanta effetti curativi

S’ aggira su Internet l’ anti-cancro dello scorpione
Si fa strada un nuovo caso Di Bella?
Scarse prove Il produttore riferisce di sperimentazioni, ma nessuno studio è stato fino ad ora pubblicato
«Alle dieci del mattino, prima di me (ero l’ unico italiano), almeno in quindici, messicani, argentini, spagnoli, avevano già consegnato il passaporto in portineria. Normali controlli di sicurezza. Dietro, un’ altra quindicina di persone». Ventotto marzo 2007, Sauro Giorgi è a Cuba, alla Labiofam, un’ azienda di L’ Avana che produce un farmaco anti-cancro: l’ Escozul. Il farmaco, un estratto di veleno di scorpione, è per la moglie, malata di una rara forma di tumore cerebrale, già bombardata da radio e chemioterapie. «Avevo scoperto questa cura in rete – racconta Giorgi; – ho chiesto ad alcuni amici cubani, sono andato due volte a L’ Avana riportando in Italia il farmaco. Non l’ ho pagato: me lo hanno dato gratuitamente. Mia moglie lo prendeva al dosaggio massimo, quando ha cominciato la terapia è stata meglio, forse anche per un effetto placebo. Dopo mesi è morta per un’ encefalopatia da radiazioni, ma libera dal cancro, come ha rivelato l’ ultima radiografia». Sembra di risentire una delle storie alla Di Bella, il medico modenese che, nel 1997, con il suo cocktail di farmaci antitumorali aveva messo sottosopra l’ Italia dei malati, degli oncologi più famosi e dei politici, ma questa volta le cose sono un pò diverse. Elena Vincis, il farmaco per il marito se l’ è procurato, attraverso un giro di telefonate e di email, direttamente dall’ azienda cubana che lo ha spedito in Italia, dopo avere analizzato la cartella clinica. «A mio marito, ammalato di un tumore ai polmoni – racconta Elena al Corriere – avevano dato 4 mesi di vita. È vissuto 17 mesi dopo aver cominciato l’ Escozul. La Tac non aveva più mostrato metastasi, ma, per colpa anche di un ritardo nel ricovero in ospedale, Pietro è morto per un ictus e una grave insufficienza respiratoria». Alla mamma di Piero Fierro, un «forista» occasionale che scrive da L’ Avana su un forum italiano (ma parlano del farmaco anche forum in lingua inglese e spagnola) è andata meglio: da qualche anno malata di cancro al seno con metastasi ossee è migliorata a vista d’ occhio, dice il figlio, con l’ Escozul ed è viva e vegeta. L’ azienda produttrice del farmaco, che sostiene di avere iniziato una fase 3 di valutazione clinica, ha un registro dei casi trattati finora (al di fuori di protocolli, solo sulla scorta della storia medica del paziente) che ammontano a parecchie migliaia: ci sono anche numerosi americani che arrivano sull’ «isola proibita» per cercare una cura. La maggior parte di questi malati soffre di tumori al seno, al polmone, al colon o al cervello. Secondo i dati raccolti, più di 25mila pazienti hanno mostrato un miglioramento in termini di remissione del tumore, aumento della sopravvivenza e riduzione del dolore. Per il 90 per cento di loro, comunque, la qualità della vita è migliorata. Più nel dettaglio. Un lavoro, che circola in rete, parla di efficacia nei tumori del retto e del colon ed è firmato da un gruppo di medici dell’ ospedale generale «Dr. Agostinho Neto» di Guantanamo (naturalmente non è pubblicato in letteratura, ma, del resto, non sarebbe facile per i cubani pubblicare su riviste anglosassoni e, comunque, la sperimentazione dovrebbe seguire i protocolli della ricerca scientifica internazionale ed essere sottoposta al vaglio di esperti riconosciuti). Ecco i nomi di alcuni medici che lo hanno firmato: Elvira Poch Mulgado, Jonas J. Formental Planas, Kenia R. Alvarez Lambert. La ricerca riporta i risultati ottenuti nel periodo che va dal 1991 al 2002 su 33 pazienti a vari stadi di malattia: 23, indipendentemente dalla gravità della situazione iniziale, rivelavano, alla fine dello studio, un buono stato di salute. La storia dell’ Escozul comincia nel 1985 quando Misael Bordier, un biologo cubano, scopre le proprietà antitumorali del veleno di scorpione azzurro, il Rophalurus junceus, (in realtà è rossiccio) che vive solo a Cuba. Il ricercatore, morto nel 2005, lo chiamò Escozul: è un liquido incolore e concentrato che va diluito prima dell’ uso, ma non è un medicinale omeopatico. La tossina pare avere molteplici effetti non del tutto chiariti. Da un lato sembra funzionare come inibitore delle proteasi (enzimi della cellula), dall’ altro ostacola la formazione della membrana cellulare e impedisce l’ angiogenesi, cioè la formazione di nuovi vasi sanguigni nel tumore. Stimola anche il sistema immunitario e ha un’ azione antinfiammatoria e antidolorifica. Al momento non si conoscono effetti collaterali. In Italia le informazioni sul farmaco sono arrivate attraverso il passa parola e il tam tam dei forum. Nessuno, nella comunità scientifica, lo conosce. «Non ne abbiamo mai sentito parlare» conferma Pierfranco Conte, direttore dell’ oncologia all’ Università di Modena. Nei siti web si dice che è in sperimentazione all’ Università di Pavia, ma Stefano Govoni, farmacologo e presidente del Comitato Etico dell’ Ospedale San Matteo, lo esclude. Da L’ Avana, invece, autorevoli esponenti dell’ oncologia fanno sapere di conoscere il farmaco, ma avvertono che le autorità cubane non ne hanno approvato l’ uso nella clinica, ma soltanto in protocolli di ricerca. E che l’ azienda sta rifacendo gli studi preclinici. Del resto se si cerca su Medline, un database di sperimentazioni mediche, si trovano decine di lavori (preliminari) sul veleno di scorpione nella cura del cancro. Tutti si raccomandano che la storia dell’ Escozul non diventi, appunto, un altro caso Di Bella, ma Internet non si ferma. E tanto vale affrontare il tema.

laurea in medicina in Romania

Un'aspirina al giorno combatte il cancro se si prende per cinque anni di fila

Lo studio pubblicato su Lancet a conclusione di una ricerca della Oxford University. L'effetto positivo è legato all'assunzione di una precisa dose (75 mg) e ridurrebbe fino al 30% il rischio di mortalità per tumori tra i più diffusi tra cui quelli al polmone ed al pancreas

martedì 7 dicembre 2010

Attività professionale




L'infermiere svolge la propria attività professionale in aziende ospedaliere sanitarie pubbliche o private, 
nelle asl, in ambulatori privati, nei cad, e i servizi sanitari diassistenza domiciliare, in regime di dipendenza o di libera professione; concorrendo direttamente all'aggiornamento professionale, alla ricerca e alla prevenzione.
Le aree di operatività a contatto con il paziente/utente seguono processi assistenziali di natura complessa.
In fase di diagnosi, l'infermiere è parte attiva nella raccolta dell'anamnesi, nell'accertamento delle condizioni di salute e nello svolgimento di esami ematici o strumentali.
Nella fase della cura, la presenza dell'infermiere è diretta alla presa in carico dell'assistito mediante la progettazione del piano di assistenza e la corretta esecuzione delle attività diagnostico-terapeutiche. La presenza di almeno un professionista è costante nelle unità di cure per acuti.
La presenza degli Infermieri Specialisti Clinici, esperti in possesso di un master universitario in una delle specialità infermieristiche, consente un'assistenza sanitaria avanzata erogata attraverso una consulenza infermieristica o grazie alla presenza costante, come nel caso delle terapie intensive.
Nella fase di recupero e riabilitazione, all'interno delle proprie realtà lavorative, l'infermiere produce spesso il materiale informativo per la dimissione dell'ammalato e provvede all'educazione nella fase di dimissione.
Recentemente si sono sviluppati reparti specializzati definiti post-acuti o di riabilitazione estensiva, dove il percorso di riabilitazione vede l'equipe infermieristica essere il personale di riferimento, mentre il medico interviene in qualità di consulente esterno.