lunedì 30 maggio 2011

Tecnico sanitario di radiologia medica

l tecnico sanitario di radiologia medica (abbreviato in TSRM) è il professionista dell'area tecnico-sanitaria che, in autonomia o collaborazione, opera con il medico radiologo, radioterapista, medico nucleare, fisico sanitario e con tutte quelle figure mediche e sanitarie nell'ambito d'impiego di radiazioni ionizzanti. Per svolgere questa professione è necessaria la laurea triennale, ottenibile frequentando un corso universitario di primo livello in Tecniche di Radiologia Medica, per Immagini e Radioterapia, presso le facoltà di medicina e chirurgia. Può esercitare solo dopo l'iscrizione al rispettivo collegio provinciale di residenza. I collegi provinciali sono riuniti nella Federazione Nazionale che si articola in 69 Collegi provinciali e interprovinciali. Attualmente sono iscritti agli Albi Professionali italiani 21.600 Tecnici Sanitari di Radiologia Medica.
Il TSRM opera, in qualità di dipendente o di libero professionista, in qualsiasi ambito che prevede l'utilizzo di sorgenti radiologiche sia artificiali che naturali, di energie termiche, ultrasoniche, di risonanza magnetica nucleare, cioè nelle strutture ospedaliere ed extraospedaliere del Sistema Sanitario Nazionale e nelle analoghe strutture private ed istituti di ricovero e cura a carattere scientifico; industrie di produzione e agenzie di vendita operanti nel settore della diagnostica per immagini e radioterapia; centri di ricerca universitaria ed extrauniversitaria nel settore biomedico. A questo personale, tenuto a prestare la propria opera nelle "zone controllate", viene corrisposta una indennità professionale specifica. L'accesso alla professione nel settore pubblico avviene tramite concorso.
Si rivolge al paziente malato (diagnosi, terapia e interventistica) o sano (prevenzione) per lo svolgimento, su prescrizione medica, degli esami radiologici standard o di quelli che richiedono l'impiego di apparecchiature più sofisticate, per l'esecuzione delle terapie radianti e in tutte quelle attività legate all'impiego di sorgenti radioattive, a risonanza magnetica nucleare e delle apparecchiature ad esse connesse, nel rispetto delle norme di radioprotezione previste dall'Unione Europea.


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giovedì 19 maggio 2011

Aneurisma cerebrale

L’aneurisma cerebrale è un rigonfiamento di un vaso sanguigno del cervello, nella maggior parte dei casi assomiglia a una specie di bacca che cresce a diretto contatto con il vaso sanguigno.

L’aneurisma può rompersi, causando un’emorragia all’interno del cervello (ictus emorragico); nella maggior parte dei casi l’aneurisma si sviluppa e si rompe nello spazio tra il cervello e le membrane che lo avvolgono. Questo tipo di ictus emorragico è detto emorragia subaracnoidea.

La rottura di un aneurisma è una situazione molto rischiosa che richiede un immediato intervento medico.

La maggior parte degli aneurismi, tuttavia, non si rompe e non crea problemi né sintomi. Gli aneurismi di questo tipo spesso vengono scoperti durante gli esami per altri disturbi.,Ii alcuni casi può essere necessaria una terapia per un aneurisma che non si è rotto, per prevenirne un’eventuale futura rottura.

Cause

Gli aneurismi cerebrali sono una conseguenza dell’assottigliamento e della degenerazione delle pareti arteriose, spesso si sviluppano in corrispondenza delle biforcazioni delle arterie, laddove i vasi sanguigni sono più deboli. Gli aneurismi possono formarsi in qualsiasi zona del cervello, ma nella maggior parte dei casi colpiscono le arterie alla base del cervello.

Fattori di rischio

Diversi fattori possono contribuire all’indebolimento delle pareti arteriose ed aumentare così il rischio di aneurisma cerebrale.

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sabato 7 maggio 2011

Ittero del neonato

L’Ittero del neonato rappresenta uno degli eventi parafisiologici piu’ frequenti in eta’ neonatale, e, secondo alcuni autori, esso e’ presente nel 60% dei neonati a termine ed in oltre l’80% nei neonati pretermine. La caratteristica colorazione gialla della cute e delle mucose, e’ dovuta all’accumulo nel plasma e nei tessuti della bilirubina, pigmento prodotto dalla degradazione dell’eme che rappresenta la parte centrale dell’emoglobina. Se al momento del parto si verifica uno stato anemico (distacco di placenta, trasfusione feto placentare, ecc.) il colorito giallo-arancio del comune ittero si trasforma invece in color giallo-limone.
Così se il neonato itterico non deve essere considerato "malato", essendo l’ittero una affezione parafisiologica, vi e’ tuttavia una serie di patologie congenite ed acquisite che possono manifestarsi precocemente alla nascita solo con una sintomatologia itterica.
Di fronte ad ogni neonato itterico si pongono con molta delicatezza alcuni problemi che sono rappresentati da:

1) limiti dell'ittero fisiologici;

) identificazione precoce e trattamento tempestivo dei soggetti "a rischio" per ittero patologico;

3) diagnosi differenziale degli itteri patologici.

Per rendersi conto meglio di questa problematica e’ bene tenere presenti i complessi meccanismi legati alla produzione, al trasporto plasmatico, al metabolismo ed alla eliminazione della bilirubina, ed alcune caratteristiche tipiche dell’eta’ neonatale che sono responsabili dell’ittero fisiologico.


PRODUZIONE

La bilirubina e’ il prodotto finale del catabolismo dell’eme che e’ il principale costituente dell’emoglobina.
Essa proviene per il 75% "dall’eme eritrocitario", vale a dire dall’eme dei globuli rossi distrutti per senescenza nelle cellule del Sistema Reticolo Endocitario, e per il 25% dal così chiamato "eme non eritrocitario", cioe’ da quello proveniente dall’eritropoiesi inefficace midollare. E’ bene a questo punto ricordare che gli eritrocoti fetali hanno un tempo di sopravvivenza piu’ breve che negli adulti (90 giorni contro 120), e cio’ comporta una esaltata, anche se transitoria, emocateresi nei primi giorni di vita. Non deve neppure essere sottovalutato lo scarso apporto calorico dei primi due-tre giorni di vita. Vi e’ infine la possibilita’ della persistenza della circolazione enteroepatica della bilirubina deconiugata nell’intestino ad opera della beta-glicuronidasi; meccanismo esaltato da ogni condizione che determina un rallentamento all’emissione del meconio (patologia dell’apparato digerente, ritardato inizio dell’alimentazione ecc.).

Tutte queste circostanze concorrono in varia misura ad una produzione, nel neonato normale, di bilirubina che va dai 6 agli 8 mg/Kg di peso nelle 24 ore e che si traduce praticamente in un graduale aumento del tasso serico di bilirubina nei primi 4 giorni dalla dimissione se questa, nei casi di parti fisiologici, avviene nelle prime 48 ore dal parto

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